Le CER: un’opportunità concreta per le imprese e territorio

15 Luglio 2026

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Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) rappresentano uno strumento sempre più strategico per ridurre i costi dell’energia, favorire la transizione energetica e creare valore condiviso sul territorio. Per approfondire opportunità, funzionamento e prospettive di questo modello, il Gruppo Imprese Artigiane ha promosso il webinar “Le Comunità Energetiche Rinnovabili”, dedicato alle aziende associate, con l’intervento di Andrea Zappettini, direttore dell’Istituto per le Tecnologie della Costruzione del CNR e presidente della Fondazione CER Parma 2030.

Ad aprire l’incontro è stato il direttore del GIA, Maurizio Caprari, che ha sottolineato come il tema dell’energia sia oggi più che mai centrale per il sistema produttivo.

«Il webinar cade in un momento di forte attenzione ai temi energetici. Le fonti energetiche alternative rappresentano un percorso che non può essere rinviato – ha evidenziato Caprari –. Come associazione abbiamo voluto offrire questa occasione di approfondimento alle imprese e restiamo a disposizione di chi desidera valutare un percorso sulle Comunità Energetiche».

A portare il saluto istituzionale è stato l’assessore all’Ambiente del Comune di Parma Gianluca Borghi, che ha ricordato come la Fondazione CER Parma 2030 rappresenti una delle prime esperienze italiane di questo genere e la prima promossa da un capoluogo di provincia, nata dalla collaborazione tra Comune di Parma, Università di Parma, CNR e Azienda USL.

Borghi ha evidenziato come la Fondazione costituisca uno degli strumenti attraverso cui il territorio intende perseguire gli obiettivi della Missione europea Carbon Neutral Smart Cities 2030, mettendo a disposizione di cittadini, imprese e istituzioni un modello capace di favorire la produzione e la condivisione di energia da fonti rinnovabili.

L’assessore ha inoltre ricordato il recente ingresso della Provincia di Parma tra i soci della Fondazione, sottolineando la volontà di estendere progressivamente il progetto dall’ambito cittadino all’intero territorio provinciale.

Nel corso della relazione, Andrea Zappettini ha illustrato in modo concreto il funzionamento delle CER:

«Una Comunità Energetica Rinnovabile è innanzitutto un insieme di entità – cittadini, piccole e medie imprese, enti territoriali, enti di ricerca e istituzioni – che condividono l’energia elettrica rinnovabile prodotta dagli impianti appartenenti ai membri della comunità stessa», ha spiegato Zappettini.

La condivisione dell’energia non richiede nuovi collegamenti fisici tra gli aderenti, ma avviene attraverso la rete elettrica esistente. Grazie ai contatori intelligenti, il Gestore dei Servizi Energetici è in grado di verificare quando l’energia immessa in rete da un produttore viene contemporaneamente utilizzata da un altro membro della stessa comunità energetica, purché appartenente alla medesima cabina primaria.

«Per un’impresa che installa un impianto fotovoltaico i benefici sono molteplici. Il primo è l’autoconsumo dell’energia prodotta, con una conseguente riduzione della bolletta elettrica. Il secondo riguarda la possibilità di cedere alla rete l’energia non utilizzata, ricevendo il relativo corrispettivo economico dal GSE. A questi si aggiunge il vantaggio specifico delle CER: quando l’energia immessa in rete viene consumata da altri membri della comunità, il decreto CACER del Ministero dell’Ambiente riconosce un incentivo economico aggiuntivo destinato alla Comunità Energetica», ha spiegato il presidente della Fondazione.

Ogni configurazione energetica dispone di un proprio conto dedicato e di un comitato che definisce, secondo regole condivise, come utilizzare le risorse generate dagli incentivi, anche attraverso progetti di interesse sociale e territoriale.

«Realizzare queste comunità comporta una serie di aspetti amministrativi e burocratici. Per questo i soci fondatori promotori hanno voluto creare una struttura in grado di confrontarsi con il GSE e gestire tutti gli adempimenti necessari», ha sottolineato Zappettini, prima di riferire come siano già operative due configurazioni energetiche: una nell’area Lubiana-Centro storico, nata grazie all’impianto fotovoltaico realizzato dal Comune di Parma sull’Istituto comprensivo Albertelli Newton, e una nell’area del Campus universitario, che coinvolge tra gli altri CNR, Università di Parma e Sport Center.

Sono inoltre in fase di sviluppo nuove configurazioni dedicate al quartiere industriale SPIP, nell’ambito del progetto europeo Net Zero District, e al quartiere San Leonardo.

L’obiettivo della Fondazione è estendere progressivamente la rete fino a coprire tutte le cabine primarie della città e dell’intera Provincia di Parma: cinque nel Comune di Parma e altre ventuno sul territorio provinciale.

«Il nostro intento è arrivare a tutte le cabine primarie della città e della provincia, per permettere la condivisione locale dell’energia e offrire questa opportunità al maggior numero possibile di cittadini e imprese», ha sottolineato Zappettini.

Infine è stato ricordato come la Fondazione CER Parma 2030 abbia avviato una manifestazione di interesse permanente, attraverso la quale imprese, cittadini, enti e associazioni possono segnalare il proprio interesse ad aderire alle configurazioni esistenti oppure contribuire alla nascita di nuove Comunità Energetiche nelle aree dove si registra un numero sufficiente di adesioni.

Per le imprese, le CER possono rappresentare una possibilità per coniugare sostenibilità ambientale, risparmio energetico e partecipazione a un progetto collettivo finalizzato a rafforzare l’autonomia energetica della comunità locale.

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