DDL anticorruzione: le proposte dell’ANCE

16 ottobre 2018

Si è svolta il 14 c.m. l’audizione informale dell’ANCE presso le Commissioni riunite Affari Costituzionali e Giustizia della Camera dei Deputati, nell’ambito dell’esame, in prima lettura, in sede referente, del disegno di legge recante “Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministra-zione e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici” (DDL 1189/C – Relatori On. Francesco Forciniti e Francesca Businarolo del Gruppo parlamentare M5S).

La delegazione associativa, guidata dall’Ing. Vincenzo Bonifati, Delegato ANCE per la legalità, ha evidenziato, in premessa, che il testo contiene importanti disposizioni finalizzate a rafforzare la lotta alla corruzione e si inserisce nel solco di ulteriori provvedimenti, adottati negli ultimi anni dal Governo, che testimoniano la crescente attenzione per i fenomeni corruttivi e la volontà di trovare soluzioni più efficaci, per la prevenzione e la repressione degli stessi.

Al riguardo, ha espresso la piena condivisione della finalità della lotta alla corruzione. Infatti, la tutela della legalità è da sempre una delle priorità della politica associativa, nella consapevolezza che la lotta ai fenomeni corruttivi rappresenti una condizione imprescindibile per la crescita e lo sviluppo del Paese. L’illegalità falsa la concorrenza, inquina il corretto funzionamento del mercato e penalizza le imprese serie che vogliono operare onestamente con la Pubblica Amministrazione.

Al tempo stesso, le modalità attraverso le quali raggiungere tale obiettivo non possono compromettere la tutela di altri diritti e garanzie fondamentali previsti dall’ordinamento. Né si dovrebbero porre le basi per far considerare gli operatori economici come soggetti giuridici “di serie B”, sulla base di mere presunzioni di colpevolezza, in un clima di generale sfiducia verso il settore.

Il provvedimento conferma quindi una strategia di forte inasprimento della repressione penale dei fenomeni di malaffare, con aumento delle pene principali ed accessorie, al fine di ottenere il massimo effetto deterrente. In proposito ha, altresì, rilevato come una strategia realmente efficace dovrebbe agire anzitutto sulle cause “a monte” degli illeciti, al fine di impedirne il compimento.

Infatti, è principalmente l’eccesso di burocrazia e la stratificazione di norme poco chiare a favorire il proliferare della corruzione. Sarebbe quindi necessario intervenire, anzitutto, sul piano della trasparenza e della semplificazione normativa e procedurale; ciò, soprattutto, in materia di appalti pubblici, in cui tale traguardo non appare ancora raggiunto. Al riguardo, occorrerebbe un intervento urgente da parte del legislatore, sul Codice dei Contratti, a partire da alcune modifiche mirate, in chiave di trasparenza.

Inoltre, l’opacità normativa fa sì che, nello svolgimento della propria attività, l’imprenditore si trovi costantemente nella condizione di dover gestire il “rischio penale”, oltre il normale rischio economico d’impresa, con il rischio reale di renderle insostenibile la stessa attività.

Alla luce delle considerazioni espresse, ha, quindi, evidenziato alcune osservazioni e proposte nel merito degli specifici contenuti del DDL, relative, in particolare, a:

– pena accessoria dell’incapacità a contrattare con la Pubblica Amministrazione (“Daspo” a vita per i corrotti);

– confisca senza condanna;

– sanzioni interdittive nel caso di responsabilità amministrativa della persona giuridica, ai sensi del d.lgs. n., 231/2001;

– eliminazione benefici in caso di patteggiamento.

 Per il dettaglio delle osservazioni ANCE si rinvia al documento allegato, consegnato agli atti delle Commissioni.

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