“Auto elettriche?”. Riflessione del Presidente Iotti

09 febbraio 2022

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 C’è una buona ragione oggi per avviarsi con decisione sulla strada dell’auto elettrica, e due per non farlo, o meglio non farlo con quella decisione.

La buona ragione è che i motori a combustione producono, oltre che polveri sottili e altre diavolerie, la dispersione di CO2 nell’atmosfera, contribuendo all’effetto serra e quindi al cambiamento climatico. Purtroppo questo cambiamento lo vediamo in atto, si pensi alle temperature primaverili di questi giorni, ed alla siccità che dura ormai da tempo.

Ci sono però ragioni per non accelerare questo processo.

La prima è che nell’attuale situazione di produzione dell’energia elettrica, le fonti rinnovabili sono ancora minoritarie, e le resteranno per un certo periodo, nonostante che si stiano facendo sforzi in questo senso. Oggi si vedono i frutti di una strategia squilibrata: da una parte si sono fermati gli investimenti per l’estrazione di combustibili fossili, ma dall’altra sono troppo scarsi gli investimenti per le soluzioni alternative; sole, vento, acqua, geotermica. In Italia, oltre tutto, gli ambientalisti e non solo da una parte le vogliono, ma dall’altra no, perchè le pale eoliche sono brutte ed danneggiano gli uccelli, perchè i campi di pannelli solari sono brutti ed ostacolano l’agricoltura, e così via.

Il risultato è l’aumento dei prezzi dell’energia. Questo fatto, a pensarci bene, se da una parte peggiora la qualità di vita dei consumatori, dall’altra è il sistema più efficace per spingere le persone a un minor consumo, che è in realtà la via maestra per la transizione ambientale, ma non lo si può dire a voce alta, perchè è un po’ sconvolgente. Se l’energia che alimenta le auto elettriche viene in ultima analisi dalla combustione del gas, siamo daccapo.

La seconda ragione è l’effetto sociale che rischia di determinare la scelta della mobilità elettrica.

L’Italia, purtroppo, non è avanti nella produzione di auto elettriche, e nemmeno della relativa componentistica. Gli imprenditori delle relative filiere, in particolare le PMI, stanno lavorando sodo su questo, usando la propria creatività più che le capacità finanziarie, che sono insufficienti. Tuttavia le associazioni di settore denunciano che c’è il concreto pericolo di perdere nel giro di breve alcune decine di migliaia di posti di lavoro, perchè qui da noi si produce una gran quantità di componentistica che nell’auto elettrica non serve più.

Non deve stupire allora che i finanziamenti all’acquisto di auto elettriche al momento siano stati azzerati, anche se il ministro competente ha dichiarato che verranno ripristinati. In realtà quei soldi, provenienti dalle nostre tasche, finiscono in gran parte in Cina, negli USA, o comunque non da noi.

Questo, del resto, è solo un aspetto della radicale contrapposizione che si è creata negli ultimi decenni in Europa, ma in particolare in Italia, tra i mondo del consumo (che si serve in Asia per i prodotti, e in America per i servizi avanzati) ed il mondo del lavoro. Un conflitto “interiore” (molti di noi sono sia consumatori che lavoratori), e scomodo, ma che è il nodo che una classe politica competente dovrebbe sciogliere in questi anni decisivi senza raccontare favole.

Giuseppe Iotti

 

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